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Ovviamente, <a href="http://www.metronews.it/economia/i-redditi-del-vicino-ora-li-trovi-online.html?Itemid=237%3FItemid%3D134645">tutti a stracciarsi le vesti</a> per la distruzione della <em>privacy</em> che comporta l’essere a conoscenza della dichiarazione dei redditi di ogni italiano.

In Finlandia la dichiarazione dei redditi è pubblica da anni; l’ultima volta che ci sono stato, Helsinki era ancora lì e non era stata distrutta dalla collera divina &mdash; né i suoi abitati stavano tutto il giorno attaccati al cellulare (si, i dati sono disponibili anche via cellulare) per sapere quanto il loro vicino avesse dichiarato al fisco. Una cosa simpatica che comporta la pubblicazione delle dichiarazioni di reddito è che la polizia può applicare <a href="http://www.stayfreemagazine.org/public/wsj_finland.html">multe direttamente proporzionali a quanto guadagnate</a>: se prendo 200 mila euro l’anno, pagare 100 euro di multa può essere una scocciatura ma non un’azione punitiva nei miei confronti; se ne pago 2000, invece, comincia ad essere qualcosa di serio.

La mia <em>privacy</em> viene violata solo se <strong>alcuni soggetti, al di fuori del mio controllo</strong> hanno accesso alle informazioni che mi riguardano; se <strong>tutti</strong> hanno accesso allora non c’è più una disparità tra me e gli altri.

<em>Ovviamente, questo non piacerà molto a quelli che dichiarano 10 al fisco e poi spendono 100 &mdash; con prestiti per coprire la differenza o semplicemente omettendo i restanti 90. Che ci volete fare? È il panopticon inverso.</em>

<em style="font-size:80%">via <a href="http://www.webalcioccolato.com/la-privacy-allitaliana/">Barbara</a></em>

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