à giunto il momento di rivelare al mondo, e alle anime belle che lo abitano, una verità orrenda, per troppo tempo taciuta da Chi Sa:
<div style="text-align:center"><h3>Python Fa Schifo e Chi l’Ha Scritto Va Tumulato Vivo Sotto Una Colata di Cemento a Presa Rapida</h3></div>
Certo, il linguaggio in sé è moderatamente carino, ma appena tenti di muoverti sotto l’interprete, per scrivere un modulo di interfaccia tra una libreria C e Python, l’idiozia della API Python/C e l’assenza di messaggi di errore significativi rendono il lavoro con Python una tortura – e dimostrano un’amatorialità degna di Ruby. Un’ora di questa tortura e rimpiango le macro criptiche e l’assenza di documentazione delle API del Perl. Per un linguaggio che si vanta di seguire il dogma del <em>better explicit than implicit</em>, le API C sono il trionfo della perversione mentale, della rottura all’indietro, dell’inconsistenza nelle <em>naming policy</em> e della mancanza di utilità .
Ovviamente, ognuno è libero di pensarla diversamente; sono convinto che Pythonisti arriveranno qui nel tentativo di mostrarmi la Retta Via Verso l’Illuminazione. Per me, tuttavia, e per i miei scopi non esiste differenza tra il lavorare per mezza giornata con Python e darmi delle vigorose martellate sui coglioni.
<em style="font-size:80%">Adesso mi sento molto meglio. E no, Python continua a farmi schifo.</em>
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