Lo dico?
Per me, <em>Lost</em> è una masturbazione televisiva collettiva. Ecco, l’ho detto.
Rincaro la dose: è una masturbazione che si ferma sempre prima dell’orgasmo, una specie di tortura cinese. Fa sembrare chiunque ne discetti come un esperto perché, in fondo, <strong>nessuno</strong> ha la più pallida idea di quello che <em>Lost</em> sia. O non sia. O, soprattutto, di dove vada a parare.
Ché, poi, non è che io non apprezzi le masturbazioni collettive sulle trame di serie televisive; ogni episodio di <em>Heroes</em> finisce con un <em>cliffhanger</em> neanche fosse 24, e subito dopo i <em>rolling credits</em> io e la moglie ci perdiamo in mezz’ore affascinanti di "cosa succederà " e di "ecco perché". Però – però – c’è sempre un senso di una storia che prosegue: magari si infittisce, magari le domande a cui è stata data risposta sono meno delle nuove domande poste, ma, alla fine, c’è qualcosa di nuovo per cui preoccuparsi.
Ecco, se devo definire cosa non mi piaccia di <em>Lost</em> è che, alla fine di quarantadue minuti secchi di episodio, ho la lieve sensazione di essere stato preso per il gufo.
<em>Sia chiaro: di Lost ne ho visto qualche episodio sparso in giro per prima e seconda season; da quello che leggo sulle sinossi degli episodi non ho compiuto un grave peccato d’omissione di trama.</em>
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