Qui, nel mondo reale, si prosegue l’opera di trasferimento.
Alcune cose, in Inghilterra, sono di una facilità estrema; buona parte della burocrazia si esaurisce al telefono o in uffici postali che si trovano ad ogni agglomerato di case sufficiente per avere un <i>post code</i>. L’efficienza, poi, è talmente valutata che in meno di due settimane puoi avere una casa perfettamente funzionante: luce, acqua, gas, telefono, <i>broadband</i>. Perfino la <i>tv tax</i> è banale.
Altre cose, invece, sono così assurdamente complicate che non riesci a uscirne vivo. Ad esempio, aprire un conto in banca. Per farlo, devi avere un documento d’identità valido e una "prova di residenza"; questa "prova" non è nient’altro che un documento tracciabile del fatto che tu abiti in un posto. La <i>driving license</i> ad esempio. Ma, anche, una bolletta. Sarò scemo a pagare il gas e il telefono per una casa in cui <b>non</b> abito.
Purtroppo, se le aziende che erogano servizi efficientemente vi fanno trovare le bollette all’arrivo in casa, ma altrettanto <b>non</b> efficientemente sbagliano a scrivere il vostro nome, non ci sono tazzi e mazzi che tengano: voi non avrete prove della vostra esistenza fino alla prossima bolletta. Tra tre mesi.
Ergo, si aspetta, e si fanno versare i soldi in Italia, con conseguente ritardo e scocciatura. E tra meno di un mese, ci si mette a disposizione per fare un colloquio e ottenere un <acronym title="National Insurance Number">NINo</acronym>.
Nel frattempo, si lavora sodo sia al <i>day job</i> che paga le bollette che al <i>fun job</i> (anche se entrambi sono <i>fun job</i> per quanto mi riguarda); l’attività di sviluppo viene portata avanti su <a href="http://log.emmanuelebassi.net">context switch</a>, perlopiù.
Buttando un occhio su quello che succede in Italia posso solo dire:
<img id="image963" src="http://www.emmanuelebassi.net/wp-content/uploads/2006/05/nelson_ha_ha.jpg" alt="Ha Ha!" title="Ha Ha!"/>