<i>Una raccolta semi-seria di eventi sparsi inerenti l’impending marriage tra il sottoscritto e la meravigliosa matematica melomane, ad uso e consumo dei sociologi del futuro e di coloro i quali arrivassero su questo blog con referrer del tipo "a londra si scopa" – che non ho ben capito se sia una costatazione, una domanda o una speranza</i>
Stamani, dopo una colazione frugale alla <i>California Bakery</i> di via Larga, io e <a href="http://restodelmondo.blogspot.com">la fiancée</a> ci dirigiamo bel belli agli uffici comunali per avere informazioni su quello che, per semplicità e comodità , chiamerò d’ora in poi <b>l’Evento</b>.
Per sposarsi civilmente la trafila è abbastanza semplice – in teoria: fai partire la pratica delle pubblicazioni in cui annunci che due tizi (ignoti alla stragrande maggioranza della popolazione non solo mondiale, non solo italiana e non solo milanese, ma anche del quartiere di residenza) vogliono cambiare stato civile davanti a due testimoni e a un pubblico ufficiale; le pubblicazioni rimarranno affisse per otto giorni più altri tre a disposizione nell’archivio; prenoti la sala per uno <i>slot</i> di venti minuti; ti presenti il tal giorno alla tal ora insieme al consorte, entrambi venite piazzati sulla catena di montaggio e venti minuti e due anelli dopo avrete la possibilità di attendere qualche settimana per avere il cambiamento di stato civile. Forse la catena di montaggio l’ho aggiunta io, ma in sostanza ci siamo capiti.
Ovviamente, <i>in teoria, la teoria e la pratica sono la stessa cosa; in pratica, no</i>. Per inciso, ti devi presentare agli uffici comunali per avere la data in cui presentarsi agli uffici comunali per poter far partire la pratica delle pubblicazioni; dopo che sarà stata completata la pratica, dovrai presentarti per fissare la data in cui potrai presentarti per sposarti. In questo modo, il miracolo della burocrazia, in cui i soldi dei cittadini diventano carta e poi diritti e doveri, si ripete ogni volta indisturbato da millenni.
C’è un piccolo problema, in tutto questo: io e l’emula di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Josiah_Bartlet">Josiah Bartlet</a> dovremo spostarci entro un mese in quel di Londra; spostarci significa presentare la dichiarazione d’espatrio e l’istanza di iscrizione all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero <b>entro novanta giorni</b> dal nostro arrivo nella Perfida Albione. Significa, anche, che tra qui e la cerimonia sia io che lei verremmo a cambiare residenza. E se perfino un cambio di residenza nella stessa nazione può portare a Caos, Distruzione e Dolore sui promessi sposi come neanche Manzoni in un <i>trip</i> da LSD, figuriamoci cosa può portare un cambio di <b>nazione</b>.
<i>To make a long story short</i>, la strategia rimane aperta: cerimonia in Italia da residenti all’estero o cerimonia a Londra da transfughi? Il seguito, nella prossima puntata.
Comments are disabled for this post