<i>Avevo in mente qualche post sull’ateismo da un po’ di tempo, dopo essermi incazzato come una jena dopo la lettura di <a href="http://lostranierodielea.blog-city.com/the_ultimate_bullshit.htm">questo post dello straniero di elea</a>. Mi ero ripromesso di rispondere a mente fredda, e di lasciar sbollire l’incazzatura, perché quando sono arrabbiato tendo a diventare sgradevolmente offensivo. Il post rimarrà potenzialmente offensivo per i credenti ("questo spazio web è mio, lo pago io, e ci scrivo quel cazzo che voglio io", e tutto questo genere di cose); se pensate di non poter sopportare sfottò alla vostra religione-barra-divinità -barra-filosofia-di-vita, <b>smettete di leggere adesso</b> e crescete un po’ che vi farà bene. Non accetterò reclami da chi avrà continuato a leggere nonostante l’avviso; i commenti/trackback/post da me ritenuti alla stregua di parti della mente di un/una ciellino/a saranno considerati come tali a mio insindacabile giudizio previa lettura. Questo spazio web è mio, et cetera, et cetera.</i>
Gli atei sono esseri umani un po’ ossessionati dalle religioni. Dico "un po’" perché hanno anche altre ossessioni; io, personalmente, ne avrei anche un paio di altre… ma non vorrei divagare inutilmente. Gli atei sono un po’ ossessionati dalle religioni perché, al contrario dei credenti, non devono passare giornate intere a capire in cosa cavolo credono, o a fare esegesi (per diletto o profitto) di quello che ha scritto o detto una propria autorità religiosa. <i>Ergo</i>, non avendo questo passatempo quotidiano, gli atei guardano il restante 90% degli esseri umani e si fanno domande. Capirete anche voi come il contrario sia piuttosto raro – a parte una credente con la quale convivo, nessuno che conosco è mai uscito dai ciellinismi tipo <i>ma se non credi in nessun dio, chi avrebbe fatto l’universo</i> (ciellinismo quadratico medio, roba da farti cadere le braccia), e mi ha fatto un terzo grado per <b>capire</b> chi sono e cosa vogliono gli atei.
Gli atei.
Bella forza, a dire "gli atei": chi sono? Che cosa vogliono? Da che pianeta provengono? La verità è che, a definire gli atei sono sempre gli altri. Da sempre, l’<i>a-theos</i> è chi non crede alle divinità del definente: se sono ebreo, l’ateo sarà il <i>non-ebreo</i>; se sono cattolico, l’ateo sarà il <i>non-cattolico</i>; se sono pastafariano, l’ateo sarà chiunque non sia un <i>alpha-geek</i> che conosce Wikipedia. Da relativamente poco, però, l’intersezione dei vari <i>atei</i> si è scoperta non nulla: c’è qualcuno che è ateo per tutte le religioni di questo pianeta. Bella sfiga: come si auto-definisce un ateo-per-tutti? Anche qui, di solito ci pensano i credenti: <i>ateo è chi crede che non esista alcuna divinità </i>.
Oh, bella.
à come definire i possessori di Opel Kadett 1.2 (marrone cacchina metallizzata) come <i>coloro che non possiedono una Duna 1000 color grigio topo</i>.
No, così non va. Non solo perché è ridicolo, ma perché è una definizione <b>negativa</b>: definisco ciò che qualuno è attraverso ciò che gli "manca" – e se manca, quel qualcuno è manchevole, in errore, non completo, fate voi. Il ché è perfettamente ovvio, se i definenti sono persone che credono in uno o due o più mmbuti… ehm… entità soprannaturali.
Cominciamo, quindi, a mettere in piedi una definizione positiva. Già , ma come si fa? Mica è banale sintetizzare l’ateismo; si attraversa un campo minato ogni volta: se dico <i>ateo è chi non crede in una divinità </i> rimango sul generico, ed includo anche chi non ha una divinità ma ne ha molte; <i>ateo è chi non crede in alcuna entità superiore</i> va un po’ meglio, ma contiene una certa ambiguità di fondo – il <i>non credere in qualche cosa</i>. Questo tipo di affermazione è la risposta ad una domanda sbagliata. In realtÃ
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<p>un ateo sostiene che non ci sia alcuna entità superiore</p>
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Ovvero, l’ateismo non dà una risposta alla domanda <i>credo in (almeno) una divinità ?</i>; ma da una risposta a <i>esiste (almeno) una divinità ?</i>. La risposta che l’ateismo da a questa domanda è, ed è incontrovertibilmente, <b>no</b>; non <i>credo di no</i>; non <i>probabilmente no</i>. Data la domanda sull’esistenza come premessa, la seconda domanda non può neppure esistere.
Quindi, se non esiste alcuna entità superiore non ci sono nemmeno testi, tradizioni e precetti da essa derivanti; non c’è niente al di fuori dell’umano (e da entità omomorfe come i palmipedi ramati su <i>Epsilon Eridanii VI</i>); non c’è niente al di fuori della materia, dell’energia, dello spazio, del tempo e della coda al casello di Melegnano. In mezzo c’è un <b>intero</b> Universo: dieci alla cinquantacinquesima atomi, un volume apparente di 700 miliardi di anni/luce cubici, cento miliardi di galassie ognuna da cento miliardi di stelle.
Senza contare il casello di Melegnano.
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